quadro normativo definito, investimenti in crescita e nuove responsabilità per le aziende agricole
Il 2026 rappresenta un passaggio cruciale per l’agrivoltaico in Italia. Con la conversione in legge del DL 175/2025, il settore dispone finalmente di una definizione normativa chiara e di un perimetro regolatorio che distingue in modo netto gli impianti agrivoltaici dal fotovoltaico a terra, ormai non più installabile sui terreni agricoli se non in casi specifici e limitati.
La nuova disciplina FER introduce criteri stringenti: gli impianti devono garantire la continuità delle attività colturali e pastorali, prevedere moduli elevati da terra e, soprattutto, dimostrare tramite dichiarazione asseverata che la Produzione Lorda Vendibile non scenda sotto l’80%. Nei cinque anni successivi all’installazione, i comuni saranno chiamati a verificare il rispetto di tali condizioni, con sanzioni severe in caso di mancata continuità agricola.
Durante Fieragricola 2026 il tema è stato centrale: gli investimenti nel settore sono cresciuti da 2 a oltre 17 miliardi tra il 2021 e il 2024, mentre nel 2025 sono stati presentati progetti per 9,5 GW. I dati del Crea confermano inoltre che l’autoproduzione energetica permette alle aziende agricole di contenere i costi operativi, a differenza di chi non ha investito nel fotovoltaico aziendale e ha registrato aumenti superiori al 20%.
Nonostante alcuni aspetti tecnici ancora da chiarire – come la definizione operativa di “moduli adeguatamente elevati” o le modalità di calcolo della Plv – il legislatore indica una direzione precisa: l’agrivoltaico è la soluzione per integrare produzione agricola ed energia rinnovabile, contribuendo alla decarbonizzazione senza consumo di suolo.

